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Le Vie della Perla

14 Aprile 2020

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Le Vallje di Frascineto.

Ogni anno, il martedì dopo Pasqua, a Frascineto, piccolo borgo arberesh nel Parco Nazionale del Pollino, si svolgono le Vallje.

La VALLJA è una sorta di ridda: donne in costume (di solito le sposate con le 2 gonne, fucsia sotto e blu di sopra.. ma oggi, ormai, le indossano anche le..”signorine”!), con a lato cavalieri (“caporali”), da 2 a 4 per lato; la vallja si muove a semicerchio, mentre tutti i componenti si tengono allacciati con un fazzoletto bianco tra le mani (il sudore delle mani nude potrebbe sporcare i vestiti) e sfilano per il corso principale del paese, cantando antiche rapsodie che inneggiano a Giorgio Castriota Skanderbeg, (nato a Kruja-Albania) principe e condottiero dell’esercito albanese, morto nel 1468. Ma altri sono canti d’amore e di storia-leggenda, come quella struggente di Costantino e la sorella Durentina.

Tra i canti ve n’è uno che ricorda una famosa e importante battaglia, vinta da Skanderbeg contro l’Impero Ottomano, in avanzata ad occupare i Balcani, ai quali Turchi l’esercito di Skanderbeg tenne testa per oltre un ventennio. Tale vittoria avvenne in prossimità della Pasqua, tra lunedì e martedì appena dopo Pasqua (quindi nulla a che fare con le funzioni liturgiche). Le donne allora indossarono i loro costumi di gala, con cui si erano sposate, e fecero festa in molte località dell’Albania!! E’ da allora (oltre 5 secoli) che le Vallje si tramandano, di generazione in generazione e si ripetono, tutti gli anni, soprattutto a Frascineto/Ejanina , dove è stato mantenuto integro il patrimonio etnico-culturale degli Avi, poi riprese (dopo un periodo di stasi), anche dai paesi di Civita e S.Basile. Altre comunità albanofone fanno dei raduni di Gruppi arbresh chiamondoli “vallje”, ma in altri periodi dell’anno e che nulla hanno a che fare con la peculiarità della “vallja” antica pur riconoscendo che l’obiettivo è quello di mantenere Lingua e tradizioni. Tornando alla”nostra”vallja: mentre si sfila, uno dei “caporali” si gira verso il suo vicino, solleva il fazzoletto, formando una specie di ponte, e fa passare tutta la vallja al di sotto. Altra coreografia è un rientro all’interno della vallja, che non sta mai ferma..continua a muoversi, di uno dei caporali, seguito da tutti, in una sorta di chiocciola, che poi si sfila, sempre passando in fila sotto il “ponte-fazzoletto” dei primi 2 caporali. Tutto avviene sempre cantando! I canti sono a cappella senza strumenti: una donna, di solito la prima che ha la voce più alta, intona il primo verso, immediatamente seguita, secondo una tonalità di contralto, da tutte le altre donne della vallja e dai caporali dalla voce possente. Appena concluso il verso, ecco che viene ripreso, quindi ogni verso si ripete 2 volte, dalla prima voce dell’altro lato del semicerchio. Il tutto prosegue in un’armonia di voci, ormai consolidate.

Tutto il paese è in una festa di luci, colori, ori e canti che riecheggiano, raggiungendo la corona dolomitica dei nostri monti nel Parco Nazionale del Pollino!

Ma bisogna proprio essere presenti!! Poter osservare da vicino i costumi ed ascoltare i canti.

Mentre si sfila, ogni tanto la vallja circonda un gruppetto di persone che è “tenuto” ad accompagnare la vallja in un bar dei paraggi, in modo da offrire cioccolatini e da bere, perchè si riposino le voci e si riprendano energie.. Chi viene coinvolto, paga! Ma è da sempre considerato un ONORE essere avvolti da una vallja! Un tempo, raccontano gli anziani, si portavano i componenti della vallja direttamente a casa propria e si offrivano loro i dolci tipici pasquali, ma anche i taralli (scaldatielli) con un buon bicchiere di vino!!

15 giorni dopo Pasqua, il tutto si rifà nella vicinissima frazione Eianina, in occasione dei festeggiamenti della “MADONNA DI LASSU'” o della roccia,  di cui sono rimasti solo resti dell’Eremo, sito, poco sopra il paese, verso la via della montagna, mentre la statua della Madonna venne, si dice, trafugata molti anni or sono.

E in quelle radure si ritrovano le vallje, che poi scendono verso il centro del paese, intonando versi dedicati alla Madonna, ma anche rivolti alle possenti querce che offrono ombra e ristoro. E infine, all’imbrunire, “Skanderbeg riunisce la compagnia, per andare a banchettare, essendo la festa finita!”

Molti sono i versi spontanei, che di volta in volta, vengono improvvisati (io sono una tra quelli che li inventa e li mette in rima, dedicandoli anche agli ospiti).

Poi la sera, smessi i costumi, si va a banchettare anche noi, come aveva fatto Skanderbeg, in una delle case-ospiti, sempre di amici e collaboratori della vallja, previa serenata all’aperto, con canti, in Lingua arbërisht, di qualsiasi genere.

Maria Antonietta Rimoli – Frascineto/Eianina nella memoria

 

Guarda il video realizzato da Gaetano Ferrari – Frascineto/Eianina nella memoria

 

 

 

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